Il pizzo rosso con cui Marco mi vide finalmente
Davanti allo specchio, con il pizzo rosso stretto in vita, capii che quella notte avrei smesso di nascondermi. Doveva solo aprire la porta e vedermi davvero.
Davanti allo specchio, con il pizzo rosso stretto in vita, capii che quella notte avrei smesso di nascondermi. Doveva solo aprire la porta e vedermi davvero.
Non scrivevo una riga decente da tre mesi. Non avrei mai immaginato che il mio blocco si sarebbe sciolto dal lato più inatteso del mio corpo.
Non avevo mai baciato una donna. Davanti allo specchio del suo ingresso capii che quel pomeriggio avrei fatto molto più che guardare.
Ho sempre nascosto il mio corpo sotto abiti larghi, fino all’alba in cui il papà della mia amica aprì la porta del bagno e rimase a guardarmi un secondo di troppo.
Scesi le scale con il completo che avevo nascosto per settimane e, dal modo in cui mi guardò, capii che quella notte non ci sarebbe stato ritorno.
Ero la ragazza seria con la coda di cavallo e gli appunti sotto il braccio. Lui aveva il doppio dei miei anni e una calma che mi disarmava ogni volta che mi guardava.
La tempesta di sabbia spazzò via l’intera carovana. Rimase solo lui, sperduto tra le dune, finché una figura scura apparve all’orizzonte per salvarlo.
Quando scesi in cucina alle tre del mattino, lei era già lì ad aspettarmi, con una camicia da notte così sottile da non lasciare nulla all'immaginazione.
Mi ha urlato contro in ascensore e dieci minuti dopo mi trascinava nel suo appartamento. Ero vergine, goffo e terrorizzato; lei sapeva benissimo cosa voleva da me.
Arrivai al tempio mezzo morta, convinta che il mio corpo fosse una maledizione. Quella stessa notte il sacerdote mi sussurrò che in realtà ero una prescelta.
Tutti la odiavano prima che tornasse nel quartiere. Io disegnavo solo i suoi tatuaggi, finché lei decise di farmi pagare per essere la sua musa.
Ero curiosa e avevo un po’ paura, ma quando mi inginocchiai davanti a lui capii che non sarei tornata indietro. Quel pomeriggio imparai qualcosa di nuovo su me stessa.
Quella mattina mi sono svegliato con un’idea fissa in testa e, per la prima volta, non l’ho scacciata. Quello che ho fatto da solo mi costa ancora confessarlo ad alta voce.
Avevo vent’anni e non avevo mai visto un uomo nudo quando Mariela mi portò al muro sul retro e sussurrò di guardare dalla fessura.
Avevo ventiquattro anni e credevo di conoscere il mio desiderio, finché le sue mani guidarono le mie sulla sua pelle unta e capii che quel pomeriggio nulla sarebbe stato più come prima.
Arrivai alla sua porta con uno zaino, senza famiglia e senza possibilità di tornare indietro. Lui rincasava alle cinque e mezza, e io volevo solo essere la donna che avevo sempre saputo di essere.
Mi ero sistemata mille volte davanti allo specchio della mia stanza, ma quella notte, per la prima volta, non era solo per me. Qualcuno mi stava aspettando dall’altra parte della porta.
Sono sempre stata il bel ragazzino, magrolino e con gli occhi verdi. Finché non sono entrata in palestra e qualcuno mi ha guardata come mai nessuno aveva fatto.
Quel pomeriggio sua madre non era in casa e lui aveva una sorpresa pronta. Io ancora non sapevo che quei minuti avrebbero risvegliato in me un gusto che non ho mai più mollato.
Mi sedetti tra i due in auto e, quando la mia amica scese a casa sua, restai sola con suo padre e con una tensione che nessuno dei due osava nominare.