Quello che è successo nel bagno dell’8M con una sconosciuta
Sono sposata. Sono etero. Questo ero io quando sono entrata nel bagno del centro commerciale. Quello che ero quindici minuti dopo, non ne sono più così sicura.
Sono sposata. Sono etero. Questo ero io quando sono entrata nel bagno del centro commerciale. Quello che ero quindici minuti dopo, non ne sono più così sicura.
Quando entrò nuda nella sua stanza, con addosso soltanto la blusa e quei fianchi bianchi che oscillavano, capii che non avrei più potuto dormire in quella casa senza pensare a lei.
Non avrei mai immaginato che accettare uno scambio di coppia mi avrebbe svelato un segreto che mio marito custodiva fin dalla scuola.
Dalla mia sedia a rotelle vidi mia moglie scendere dall’auto al braccio del mio capo. E capii, senza sapere come, che quella notte io sarei stato di troppo nel mio stesso matrimonio.
Quella mattina di settembre vidi entrare la ragazza più timida dell’aula. Ci misi due settimane a capire che la timida dell’aula non era lei, ero io.
Due giorni prima del viaggio, il gruppo si riunì nel solito bar per gli ultimi dettagli. Macchine, bagagli e una nuova ragazza che Mateo non riusciva a togliersi dalla testa.
Le ho scritto «Giochiamo?» dal mio camerino. Cinque secondi dopo mi sono infilata nel suo, pronta a farla venire in silenzio prima che la commessa se ne accorgesse.
Quando si sporse sulla mia scrivania per mostrarmi il file, la gonna le salì di due dita. Io non riuscivo più a fingere niente. Nemmeno lei voleva che lo facessi.
Quattro giorni legato al suo letto, dodicimila euro più ricco e un corpo che non si oppone più allo stesso modo. Il peggio non è ciò che mi fa: è ciò che comincia a brillare nei miei occhi.
Alle tre del mattino, Damián era ancora sprofondato nel mio divano con la camicia fradicia di sudore e il respiro pesante. E io non pensavo più ad altro.
La voce di Diego nell’audio suonava sconfitta. Quando sentii il nome di lei, capii che mi tradiva da mesi dal suo ufficio.
Aveva venticinque anni e figurava come sua matrigna. La cena iniziò con pesce e vino bianco, e nessuno dei due pensava di finirla nel suo appartamento.
Era il nostro primo pigiama party senza i suoi genitori in casa. Quando spense la luce, la sua mano cercò la mia sotto le lenzuola, e capii che aspettava quel gesto da anni.
Sono arrivata in piazza aspettandomi un caffè cordiale con la donna che mi ha insegnato a leggere poesie a diciassette anni. Quello che è successo dopo non era in nessun libro.
Quando vibra il telefono alle quattro del mattino so che è lui, che nessun altro lo ha voluto stanotte e che pagherà qualsiasi cifra pur di farmi andare.
Il telefono squillò proprio mentre lui entrava dalla porta. Era il mio ragazzo. Non potevo riattaccare. E il mio ex non aveva intenzione di aspettare che finissi la chiamata.
Pensavo che salissimo solo nel bosco di pini per mangiare frittata e bere vino rosso. Non immaginavo che quel pomeriggio mia cugina mi avrebbe chiesto di toccarla tra gli alberi.
Diego mi eccitava da sempre e lo evitavo per via del mio ragazzo. Finché quel pomeriggio mi portò in sauna e capii che non avrei potuto continuare a mentirmi.
Lo conobbi a una premiazione in cui nessuno dei due voleva stare. Gli diedi da accendere nel corridoio sul retro e, senza saperlo, gli diedi anche tutto il resto.
Quando mi indicò in mezzo alla marea di gente, capii che quella notte avrei rotto qualcosa che cercavo da anni di tenere intatto.