L’uomo che mi paga per vestirsi da donna
Quando vibra il telefono alle quattro del mattino so che è lui, che nessun altro lo ha voluto stanotte e che pagherà qualsiasi cifra pur di farmi andare.
Quando vibra il telefono alle quattro del mattino so che è lui, che nessun altro lo ha voluto stanotte e che pagherà qualsiasi cifra pur di farmi andare.
Indossavo il mio vestito preferito il giorno in cui quei due uomini capirono, senza che io dicessi una parola, esattamente cosa ero disposta a concedere loro.
Quando Diego chiuse la porta del furgone e sparì verso le luci del supermercato, seppi che avevo mezz’ora per fare tutto ciò che immaginavo da mesi.
Quando le luci si spensero al 22º piano e capii che saremmo rimasti per ore da soli con lui, non immaginavo fino a dove saremmo arrivati.
Gli restituìi lo sguardo con il foglietto in tasca, senza sapere ancora che quel pomeriggio avrei chiamato il suo numero e scoperto fin dove arrivava la sua proposta.
Quando ho aperto la porta e li ho visti tutti e tre sul pianerottolo con le tute blu, ho capito che quel pomeriggio si sarebbe rotto qualcosa, e non era solo la lavatrice.
Mio marito non ha bisogno di toccarmi per primo. Ha bisogno di vedere come gli altri mi guardano senza permesso, come si bloccano quando passo. Poi arriva lui, e il desiderio non basta più per il letto.
A mezzanotte, vestita con la minigonna più corta e la camicia bianca senza reggiseno, Carolina attraversò il giardino verso il container dei muratori.
Voglio mettermi la parrucca, truccarmi e abbandonarmi a uno sconosciuto che abbia letto i miei racconti. Una sola notte, senza impegni, prima che sia tardi.
Abbassai la mano senza pensarci, con il cellulare nell'altra e la sua foto a riempirmi lo schermo. Non avevo mai desiderato così una donna, e lei non sapeva nemmeno che esistessi.
L’avevo appena trascinata nel patio quando cominciò a sanguinare. Ma la ferita non era il segreto più strano che quella donna nascondeva sotto il mio tetto.
Avevo ventidue anni, una curiosità tenuta sotto chiave e l'indirizzo di un hotel dove nessuno avrebbe fatto domande scomode. Antonella mi aspettava con un libro in mano.
Aveva vent’anni, due mesi e quattordici giorni quando riempì il serbatoio, salì verso la sierra e spinse la porta dell’unica macelleria aperta di Risca Alta.
Scendo dall’auto con il cappotto aperto, senza nulla sotto, e dall’altra parte della strada cominciano a indicarmi. Mio marito mi guarda da lontano, in attesa di vedere chi sceglierò.
Uscii sbattendo la porta, con il viso coperto di lacrime e il cuore in fiamme. Non immaginavo che uno sconosciuto in una baita potesse insegnarmi tanto in un solo pomeriggio.
Avevo quarantasette suoi messaggi quando tornai al gioco, e finivano tutti con la stessa immagine: il suo avatar seduto sulla panchina vuota, ad aspettarmi a ore diverse.
Carla entrò nel bagno isolato del festival trattenendosi come poteva e rimase ipnotizzata dal pelo rosa della sconosciuta che stava pisciando davanti a lei.
Sono arrivata presto in piscina con un bikini che lasciava poco all’immaginazione. Volevo capire se la ragazza dal sorriso malizioso si sarebbe spinta oltre.
Era già passata l’una quando bussò alla mia porta. Abitava a due isolati, con il suo ragazzo, e giurava che mi avrebbe fatto solo un pompino veloce. Nessuno dei due mantenne la promessa.
La chiave cadde nell’acqua e la porta posteriore si bloccò. Intrappolati in un metro quadrato, ammanettati e seminudi, scoprimmo qualcosa che nessuno dei due immaginava.