Aventura con il fattorino mentre lui faceva la doccia
Litigarono per una pizza di merda. Lui si chiuse in bagno. Quando il fattorino suonò il citofono, lei aveva già deciso di fargliela pagare nel modo peggiore.
Litigarono per una pizza di merda. Lui si chiuse in bagno. Quando il fattorino suonò il citofono, lei aveva già deciso di fargliela pagare nel modo peggiore.
Ero uscita a distrarmi un sabato pomeriggio. Quando alzai gli occhi dal caffè, lei era già seduta davanti a me, sorridendo come se mi conoscesse da sempre.
Pensavo di sapere già cos’era il piacere, finché quella notte, scalza sulla sabbia, una mano sconosciuta mi scostò i capelli dalla nuca.
I miei amici passeggiavano ridendo tra le vetrine. Io mi fermai davanti alla sua e, dal modo in cui mi ricambiò lo sguardo, seppi che quella notte non era per loro.
Mi dissi che era solo curiosità. Caricai quattro foto, misi il mio nome falso e aspettai di vedere se mi guardavano ancora. Quella stessa settimana apparve Matías.
Scesi nel corridoio dei bagni quando ormai nessuno guardava. Sentii prima la sua voce, poi quella di lei. Non aprii la porta. Rimasi immobile, ascoltando la mia vita andare in frantumi.
Salii sul furgone di un gruppo di turisti senza pensarci due volte. Il mio ragazzo sarebbe tornato dal supermercato tra dieci minuti. A me ne bastava uno.
Aveva cinquantadue anni, un matrimonio tiepido e calze di pizzo che quella mattina aveva deciso di indossare. Non si aspettava l’uomo salito due fermate dopo.
Uscii dal bagno con la bocca sbavata e un battito nuovo. Lei, con il segno rosso del mio rossetto sulle labbra, non sapeva che il suo ragazzo la stava già guardando.
Quando le sue dita hanno sfiorato le mie sul tavolo, ho capito che quella notte avrei recuperato qualcosa che la mia ragazza mi stava facendo dimenticare poco a poco da mesi.
Quando ho visto il suo corpo nudo sull’asciugamano blu ho capito che non me ne sarei andata senza portare a termine il tuo incarico. Non l’avevo ancora toccato e già reagiva sotto il mio sguardo.
Da due giorni abbassavo le tende per nascondere quello che facevo. Quell’ultima mattina decisi di lasciarle aperte, e la donna in uniforme rimase immobile dall’altra parte del cortile.
Le sue mani non cercavano più il dolore della mia schiena. Io lo sapevo, lui lo sapeva, eppure non dissi nulla quando scesero lungo la fessura fino a dove non erano mai arrivate.
Quando è entrata in bagno non immaginavo che si sarebbe inginocchiata tra le mie gambe, né che la sua lingua decidesse per me quello che evitavo di chiedere da anni.
Quando arrivammo quella sera, mia moglie aveva già il plug inserito. Quello che non aspettavamo era di incontrare un ragazzo di diciannove anni che avrebbe cambiato la routine.
Avevamo giurato che nel playroom ci sarebbe stato solo sesso orale. Non contavamo con lo sguardo dell’uomo accanto, né con le mani di sua moglie sulla mia schiena.
Parlammo per settimane senza inviarci nemmeno una foto, finché lei mi disse che voleva essere la prima a farmelo, di persona, nel suo letto.
Da giorni me ne stavo nascosto tra i cespugli, guardandola cavalcare un altro uomo ogni notte. Quando lui mancò per la febbre, presi il suo posto.
Volevo che la guardassero. Che se la mangiassero con gli occhi. Quello che non immaginavo era che uno degli sconosciuti in fondo avrebbe osato cercarla sotto le docce.
Quella cartella non doveva esistere. Ma la aprii e, tra centinaia di foto di me addormentata e nuda, trovai qualcosa di peggio: l’e-mail in cui lui le regalava.