Sono uscita vestita per la prima volta al Carnevale
Il vestito mi fasciava il corpo, i collant mi sfioravano a ogni passo e, quando quell’uomo mi tese la mano per ballare, capii che non sarei tornata a casa la stessa.
Il vestito mi fasciava il corpo, i collant mi sfioravano a ogni passo e, quando quell’uomo mi tese la mano per ballare, capii che non sarei tornata a casa la stessa.
Quando Inés aprì la porta ai due uomini in uniforme a mezzanotte in punto, capii che la promessa di una notte tranquilla era stata una bugia deliziosa.
Ero in ritardo, sudata e schiacciata contro altri corpi quando lei mi si avvicinò all’orecchio. Non so quando smisi di pensare alla riunione.
Nei cinque mesi di chat avevamo costruito un desiderio senza corpo. Quando Renata mi aprì la porta dell’hotel, capii che lo schermo non bastava.
Mi guardai allo specchio con la parrucca e il vestito trasparente, e capii che quella notte avrei lasciato che uno sconosciuto mi facesse tutto ciò che immaginavo da settimane.
Mi salvai il suo numero come «S.1». Due giorni per pentirmi e non una volta volsi farlo: volevo che mi usassero di nuovo, peggio della prima volta.
Ordinai un whisky per dimenticare la giornata e mi feci servire due occhi verdi insieme al drink. Quaranta minuti dopo, le dita della barista mi coprivano gli occhi da dietro.
Lo avevo immaginato per anni: truccarmi, indossare le calze e consegnarmi a un uomo per la prima volta. Quel pomeriggio, in una stanza d’hotel, smisi di immaginarlo.
Ero pronta dalle quattro del pomeriggio, fradicia e vogliosa, quando quell’uomo basso bussò alla mia porta senza immaginare che avrei scoperto il suo soprannome a forza.
Entrai nello studio con la gola secca. Non mi aspettavo che mi chiedesse di chiudere gli occhi e descrivere, parola per parola, ciò che nascondevo da mesi.
Passai davanti alla cabina cinque volte prima di osare guardare dentro. L’uomo dai capelli grigi alzò lo sguardo e mi fece un cenno senza dire nulla.
Ho la guancia incollata alle piastrelle fredde e non ricordo la sua faccia, solo il ritmo con cui entra e esce da me mentre le sue mani mi tengono i fianchi.
Due mesi fa ho iniziato con una ragazza che mi vuole davvero bene. Eppure, appena chiude la porta, apro il sito d’incontri e cerco ciò che lei non potrà mai darmi.
Sofía mi trascinò lungo il sentiero senza sapere che dietro l’ultimo pino c’era una caletta minuscola, due sconosciute nude e un invito che non avremmo rifiutato.
Sfruttai lo spiraglio della tenda per spiarla, ma lei mi scoprì nello specchio e, invece di coprirsi, cominciò a spogliarsi di nuovo per me.
Erano le undici e non riuscivo più a concentrarmi. Aprii l’app senza speranza, ma trenta minuti dopo camminavo verso il suo palazzo con una scatola di preservativi in tasca.
Per mesi avevo finto che gli uomini non mi interessassero più. Bastò una voce al telefono e la promessa di un regalo per farmi ricadere.
Erano le due di notte, ero annoiata e eccitata, e scesi nella lobby del gioco senza aspettarmi nulla. Poi vidi il suo avatar chinarsi verso il mio.
Non salii in quell’albergo pensando che sarei stato io a finire a quattro zampe, a pregarla di non fermarsi. Ma lei sapeva esattamente ciò che io non osavo ammettere.
Quella mattina mi rasai le gambe, mi misi le platform bianche e scesi dall’auto sapendo che tutta la gente per strada mi avrebbe guardata. E infatti mi guardarono.