La mia allenatrice mi ha fissato nello spogliatoio prima dell’apertura
Quando si chinò davanti a me sulla pressa per le gambe, capii che quel lunedì alle sette meno un quarto non sarebbe stato un allenamento normale.
Quando si chinò davanti a me sulla pressa per le gambe, capii che quel lunedì alle sette meno un quarto non sarebbe stato un allenamento normale.
Avevo l’appartamento tutto per me, le candele accese e un giocattolo che mi aspettava nel cassetto. La prima volta era andata male: questa non sarebbe finita allo stesso modo.
La desideravo da vent’anni. Quella notte entrai in camera sua credendo che fosse finalmente il momento, finché lei non mi abbassò i pantaloni e mi trascinò in salotto.
Lo abbiamo invitato a casa con la promessa di non avere regole. Quello che è successo su quel divano, all’alba, ha rotto tutto ciò che credevamo di sapere su di noi.
Lo vidi partire lunedì con la valigia e un bacio secco. Quella stessa notte, nel letto, capii che la sua assenza pesava più di qualunque orgasmo.
Ballava da venti minuti con uno sconosciuto in pista. Quando lui le propose di salire al bagno al piano di sopra, disse sì senza immaginare cosa sarebbe successo.
Mi chiese di accompagnarla perché i bar erano pieni. Scherzai sul fatto che guardandola mi sarei eccitato, e lei sorrise come se aspettasse da ore che lo dicessi.
Quando vide ciò che spuntava da quel buco nel muro, capii che non c’era più ritorno. Il mio regalo di anniversario ci avrebbe portati più lontano di quanto avessimo mai immaginato.
Ero entrata chiedendo una depilazione. Uscii con le gambe tremanti e il corpo segnato da mani che conoscevano ogni centimetro della mia pelle meglio di me.
Salii le scale del suo palazzo con il tanga già fradicio. Non immaginavo che quello sconosciuto mi avrebbe spezzata in due prima di mezzanotte.
Tre giorni a Parigi, quattro uomini morti nei loro letti e un messaggio anonimo che mi convocava sulla Senna. Non immaginavo che attraversare quel ponte volesse dire smettere di essere chi ero.
Eravamo appena a due birre quando Valeria si tolse i sandali e mi disse che bisognava rimediare al fatto che da anni non mettevo piede nella sabbia. Quella notte imparai molte cose.
Tre mesi dopo che mi aveva lasciato, la vidi baciare un altro in quel bar. Quella stessa notte entrai in un locale gay e cominciai ad affondare senza sapere fin dove sarei arrivato.
Venne due ore prima del volo, lasciò la valigia nel corridoio e, prima che potessi reagire, si tolse la felpa davanti a me.
Il camino ardeva, la pioggia batteva sui vetri e loro due mi guardavano con quel misto di curiosità e vertigine che arriva appena prima di oltrepassare un limite.
Quel pomeriggio entrò nel bar come se mi aspettasse da ore. Ciò che venne dopo non fu solo sesso: fu ciò che mi cambiò, ciò che mi fecero scoprire.
Quando lo vidi entrare nel bar con i suoi due amici, capii che quella notte non sarei tornata a casa la stessa donna. E non mi sbagliai.
Quando lei gli corresse la postura per la terza volta e lui sentì la pressione sotto gli shorts, capì che quella mattina la seduta sarebbe stata molto diversa dalle altre.
Quando vidi Yésica salire le scale dietro di lui quella prima notte, capii che nessuna di noi che serviva da bere in quella sosta sarebbe uscita uguale da quell’estate.
Quando entrarono nel locale, Camila e Florencia volevano solo divertirsi. Non sapevano che la notte sarebbe finita con una scommessa che le avrebbe lasciate senza nulla da coprire.