Il vedovo che mi spogliò con lo sguardo
Ero uscita solo per comprare dei cuscini e un gelato, ma quell’uomo continuava a guardarmi le gambe come se sapesse già come sarebbe finita la notte.
Ero uscita solo per comprare dei cuscini e un gelato, ma quell’uomo continuava a guardarmi le gambe come se sapesse già come sarebbe finita la notte.
Scesi dal traghetto in cerca di silenzio e calette incontaminate; alla reception mi dissero che era rimasta una sola suite, con un letto enorme, e che avrei dovuto condividerla con lui.
Sono arrivata alla festa decisa a comportarmi male. Non immaginavo che ad aspettarmi ci fosse il fratello maggiore del mio amante, né che sapesse esattamente cosa nascondevo.
Quel pomeriggio non si aspettava di trovare un altro uomo sul divano, né di scoprire quanto la eccitasse sentirsi osservata.
La guardavo muoversi durante le lezioni di yoga con un’eleganza che mi lasciava senza difese. Non avrei mai immaginato che un incontro casuale sulla banchina sarebbe finito nella sua camera da letto.
Lui si aspettava una nobildonna formosa ed esperta; ricevette una moglie minuta e silenziosa. Quella notte lei decise di dimostrargli quanto si fosse sbagliato su di lei.
Avevo ventiquattro anni e credevo di sapere cosa mi piacesse, finché quell’uomo maturo mi guardò dall’altra parte della cucina e tutto crollò.
Quindici anni prima condividevamo qualcosa di più dei turni e delle fotocopie. Quando mi afferrò il braccio all’uscita, capii che la serata non sarebbe finita sulla porta della sala.
Aveva sessantadue anni, un sorriso sfacciato e due birre in frigorifero. Io ero andato solo a sistemarle i canali della televisione.
La conobbi al bar dell’albergo: elegante, coi capelli corti e biondi, e un sorriso che aveva già deciso cosa sarebbe successo tra noi. Non immaginavo perché mi avesse scelto.
Quando seppi quale sarebbe stata la penitenza rimasi muta. Non perché non ne fossi capace, ma perché mi esponeva con un uomo che conosceva mezza città. Eppure arrivai puntuale il primo giorno.
Mi scrisse una sola riga: «Racconto o fantasia?». Non immaginavo che quella domanda sarebbe finita con lei nuda sul mio lettino, aspettando che glielo dimostrassi.
Vedevo come mi guardava ogni volta che andavo a casa sua. Quella settimana al mare, lontano da tutti, decisi di scoprire fin dove si sarebbe spinto il padre del mio ragazzo.
Pensavo che la casa accanto fosse vuota. Quando alzai gli occhi dal libro e lo vidi sul balcone, seppi esattamente che cosa avrei fatto con lui.
Partirono tutte e tre da sole, con le valigie piene di bikini minuscoli e un’unica intenzione. Mia moglie mi disse che forse era meglio raccontarmelo al ritorno. E, eccome se me lo raccontò.
Il cellulare squillò alle sei con tre baci del suo amico, e Amparo capì, prima di rispondere, che quella telefonata non sarebbe finita come le altre.
Salirono sulla mia macchina credendo che avrebbero solo fatto una doccia e mangiato caldo. Io avevo già deciso che quel pomeriggio non sarebbero rimasti vestiti.
Era ossessionato da una sola idea, e io giocavo col fuoco ogni volta che scappavo a incontrarlo lontano dagli occhi di tutti.
Credevo che il mio futuro sarebbe dipeso dal proprietario del locale più costoso della costa. Non immaginavo che la prova finale me l’avrebbe imposta la sua mano destra, una donna esperta del mestiere.
Da anni fingevo nel letto di mio marito. Quella sera, a una festa, un ragazzo che aveva la metà dei miei anni mi sussurrò un bolero all’orecchio, e tutto ciò che credevo assopito in me si risvegliò di colpo.