Lo strip poker che finì nell'appartamento di Mateo
Quando ci inginocchiammo entrambe sul tappeto, non era più per la scommessa. Fu la prima volta che seppi cosa volevo fare con il mio corpo.
Quando ci inginocchiammo entrambe sul tappeto, non era più per la scommessa. Fu la prima volta che seppi cosa volevo fare con il mio corpo.
La voce di Daniela raccontava del camerino mentre, intorno a lei, i corpi delle amiche si intrecciavano senza vergogna né limiti.
Quando Bruno tirò fuori le carte sul tavolino, non immaginavo che quella partita sarebbe finita con noi quattro sparsi sul tappeto del soggiorno.
Entrò in aula camminando piano, con la faccia pallida e un gesto di dolore quando si sedette che non poteva nascondere. Mi ci vollero giorni per farle dire la verità.
Arrivò guardando a terra, abbottonata fino al collo. Fu lei a dare le istruzioni appena chiusero la porta della camera sei.
Quando Sofía appoggiò il corpo sulla sedia e vidi come le si contorse il viso dal dolore, capii che l’influenza era una bugia e che quello che era successo era molto peggio di quanto immaginassi.
Siamo andate in quell’appartamento dicendoci che avremmo solo bevuto qualcosa. Quando uscì il mazzo di poker, era già troppo tardi per essere onesta con me stessa.
La prima volta avevo quindici anni. Arrivai a casa prima e trovai le due in camera. Sandra a pancia in giù sul letto, mamma che le massaggiava la schiena. Ridevano piano.
Era il ragazzo della mia migliore amica: bello, timido, religioso. Troppo perfetto perché io non facessi qualcosa al riguardo.
Avevo quindici anni quando le sorpresi la prima volta. Oggi, a ventidue, non riesco più a guardare quei ricordi allo stesso modo.
Sognavo lei da mesi. Quando scese dal palco e posò la bocca sulla mia, capii che quella fantasia non sarebbe mai scomparsa.
Quel pomeriggio tutto sembrava normale, una riunione tra amici. Finché lei non aprì la porta della mia stanza e mi guardò da capo a piedi, senza chiedere permesso.
Valeria aveva venticinque anni, era la moglie di mio padre e mi guardava come se non sapesse se odiarmi o divorarmi. Nemmeno io lo sapevo.
Hanno sempre fatto le madri responsabili. Quella notte, in una casa che sa di sale e vino, decisero di smettere.
Chiusi il frigorifero piano, con una siringa in mano. Solo io sapevo cosa stavo per fare in quella cucina.
Quando le luci del palco la illuminarono, smisi di vederla come la mia amica. Vedevo solo la donna che desideravo da anni senza osare dirglielo.
Cinquantaquattro anni, valigia pronta e una settimana al mare. Non cercava niente. Ma quel cameriere dagli occhi azzurri sapeva guardare in modo da cambiare tutto.
Lucas la propose tra un bicchiere e l’altro, come se fosse uno scherzo. Ma nessuno rise. E quel silenzio diceva tutto.
La villa era perfetta per una tresca: quattro camere, mariti in mare aperto e due amanti in arrivo alle sette. Poi, alle sei, suonò il cancello.
Eravamo sette donne in quell’appartamento, il vino aveva già fatto il suo effetto, e Camila cominciò a parlare. Quello che ci raccontò quella notte nessuna se lo aspettava.