Suonai il campanello e non le lasciai fare neanche un passo
Scesi dalla macchina, salii i tre piani senza pensarci e, appena aprì la porta, capii che quella notte non le avrei permesso di arrivare nemmeno al divano.
Scesi dalla macchina, salii i tre piani senza pensarci e, appena aprì la porta, capii che quella notte non le avrei permesso di arrivare nemmeno al divano.
Lo seguii lungo il corridoio senza pensarci, con il cuore in gola. Sapevo che, se avessi spinto quella porta, non ci sarebbe stato ritorno, eppure la spinsi.
Sono mamma di due, sono sposata da più di dieci anni e pensavo di essere felice. Poi è arrivato lui e ho capito da quanto tempo avevo dimenticato il desiderio.
Sapevo che il suo sguardo era piantato sulla mia schiena mentre mi spogliavo vicino all’armadio. Lasciai la porta del bagno socchiusa apposta: l’invito era servito.
Arrivai alla sua porta con la depressione addosso e troppe birre. Non cercavo sesso. Cercavo qualcuno che capisse perché non riuscivo più a guardarmi allo specchio.
Ci eravamo scambiati centinaia di foto, ma non era mai successo nulla di persona. Fino a quel pomeriggio di marzo in cui andai a prenderla e lei aveva già un piano.
Aveva imparato a smontare qualsiasi uomo con un sorriso, ma nessuno reggeva il gioco fino in fondo. Finché uno sconosciuto le tenne il passo senza affrettarsi né fuggire.
Un tubo rotto ci ha costretti a dormire tutti insieme. Toni da una parte, io dall’altra, e in mezzo Sergio... che non dormiva così profondamente come credevamo.
Rilesse il messaggio quattro volte e il cuore le batteva come a vent’anni. Aveva cinquantanove anni e una sconosciuta le aveva appena risvegliato qualcosa che credeva perduto per sempre.
Avere un cazzo nel culo e un altro in bocca non era il mio programma per un sabato. Ma entrai nella sauna, incrociai due sguardi e tutto cambiò.
Avevo ventun anni, un anno disastroso alle spalle e una voglia matta di dimenticare tutto tra le braccia di qualcuno. Quella sera di giugno, un messaggio diverso da tutti gli altri cambiò ogni cosa.
Abitava a tre portoni dal mio e voleva solo guardare porno e toccarci. Quello che scoprii di lui quel pomeriggio cambiò tutto tra noi.
Quella notte indossai i calzoni color carne, la giacchetta dorata e la parrucca con la chioma. Non immaginavo che il costume avrebbe scatenato tutto quello che scatenò.
L’alba trovò i loro corpi nudi sulle lenzuola disfatte. Mateo aprì gli occhi e cercò di ricostruire, ora per ora, come quello sconosciuto fosse arrivato nel suo letto.
Lo consideravo un amico e basta. Finché, all’alba, mi afferrò per il collo davanti alla discoteca e tutto quello che credevo di sapere su di me crollò.
Quello che doveva essere un pranzo qualsiasi con uno sconosciuto trovato online finì con me nel suo letto, a mordere il cuscino per non gridare.
Lavoravamo fianco a fianco tra monitor e sguardi complicità. Poi una sera, a casa sua, ho scoperto la sorpresa che Nadia nascondeva sotto il vestito.
Ci odiavamo da secoli e volevamo ammazzarci. Non mi aspettavo di finire col suo cazzo fino in fondo mentre l’auto ci si sfaldava sotto.
Mi sono svegliato duro, ho deciso di non farmi la solita sega e sono andato al cruising. Non immaginavo di finire in ginocchio con tre cazzi attorno alla faccia.
Per mesi avevo fantasticato di stare con una ragazza trans. Quella notte, sul sedile del passeggero, mi sussurrò all’orecchio che aveva capito come la guardavo.