Il mio compagno si è spogliato a mezzo metro da me
Pensavo fosse pudico quanto me. Finché uscì dalla doccia, si tolse l’asciugamano a mezzo metro da me e cominciò ad asciugarsi come se niente fosse.
Pensavo fosse pudico quanto me. Finché uscì dalla doccia, si tolse l’asciugamano a mezzo metro da me e cominciò ad asciugarsi come se niente fosse.
Tutto il campus invidiava il ragazzo che il gruppo di Rebeca aveva adottato. Nessuno sapeva cosa gli sarebbe costato farne parte.
Aveva 37 anni, un corpo da capogiro e quasi un anno di solitudine accumulata. Quando scelse me in palestra, capii che certe notti non si pianificano.
Mi allenavo sempre da sola, in silenzio, senza guardare nessuno. Lui mi osservava da tre mesi, e lo scoprii quando era ormai troppo tardi per andarmene.
Erano uno zio e suo nipote, due bestie da palestra che mi guardavano da settimane. Quella domenica, qualcosa nell’aria cambiò per sempre.
Andavamo avanti da mesi davanti allo schermo, ognuno dalla sua parte. Il pomeriggio in cui Marcos tese la mano verso di me cambiò per sempre tutto tra noi.
Andai alla festa di Andrea con i nervi a fior di pelle. Non mi aspettavo di trovare sua madre: una donna matura dal corpo perfetto e dallo sguardo di fuoco che mi catturò dal primo istante.
Quando le chiesi di raccontarmelo di nuovo, chiuse gli occhi e la sua voce si abbassò fino a diventare un sussurro umido contro il mio collo: capii che dentro di lei bruciava ancora.
Quando lo vidi entrare nel dark room dietro di me, capii che la notte non sarebbe finita nel mio letto. Aveva il fisico che si vede solo nelle riviste.
Renata è arrivata nel mio appartamento con una bottiglia di vino che nessuno le aveva chiesto. La mattina dopo nessuna delle due ha fatto finta che fosse stato solo il vino.
Il proprietario della palestra le chiese di togliersi tutti i vestiti. Io annuii con calma e aspettai. Quello che successe dopo fu meglio di qualsiasi fantasia.
Avevo vent’anni e non ero mai stato con un uomo. Quella sera, chiudendo la palestra, l’unico iscritto rimasto entrò nelle docce insieme a me.
Stavamo facendo addominali e poi lo vidi. In quel momento non era mio figlio: era un uomo. E quel pensiero mi inseguì per giorni.
Eravamo da settimane di sguardi e sfregamenti in palestra quando Bruno mi invitò a cena. Non immaginavo cosa mi avrebbe chiesto seduto davanti a me, con Nadia che aspettava in camera.
Andai a quella festa da sola pensando di ballare un po’ e dimenticare. Non immaginavo che Diego e quello che venne dopo avrebbero cambiato del tutto la mia notte.
Arrivai in palestra con i capelli umidi, senza biancheria intima e tremando. Lui mi aspettava sulla porta. Quando chiuse a chiave, capii che non c’era più ritorno.
Quando mi aggiustò la postura da dietro, sentii il suo corpo contro il mio e capii che quello che stava per succedere non aveva nulla a che fare con l’allenamento.
Andavo in palestra senza biancheria intima apposta, per far notare tutto. Dopo settimane di sguardi, lui si è finalmente avvicinato con una proposta senza equivoci.
Ci guardavamo in palestra da settimane senza dirci nulla. Quando finalmente abbiamo parlato, sapevamo già dove ci avrebbe portati.
Quando si chinò davanti a me sulla pressa per le gambe, capii che quel lunedì alle sette meno un quarto non sarebbe stato un allenamento normale.