La notte in cui le mie stagiste mi aprirono gli occhi
Erano sei anni che nessuno mi toccava. Quella notte, sul sedile di un taxi, scoprii quanto potere avevo sul desiderio di un uomo… e sul mio.
Erano sei anni che nessuno mi toccava. Quella notte, sul sedile di un taxi, scoprii quanto potere avevo sul desiderio di un uomo… e sul mio.
Vestita come per un servizio fotografico, sono entrata in una palestra vuota con due uomini che ricordavo fin troppo bene. E loro avevano un piano per quel pomeriggio.
Ci addormentammo nude al sole, e quando apriamo gli occhi quattro paia di occhi giovani ci stavano guardando dal bordo della piscina.
Siamo uscite a prendere il sole senza segni e senza nessuno intorno. Quello che non immaginavamo era quanti ce ne saremmo ritrovati addosso prima di tornare in acqua.
La ricordo sulla porta della sua libreria, con i capelli quasi bianchi e quegli occhi impossibili. Sono passati dieci anni prima che tornassi ad averla vicina, e questa volta non avevo intenzione di lasciarla andare.
Aprii gli occhi in piena azione e la vidi appoggiata allo stipite della porta, con una mano dentro gli shorts. Non era arrabbiata. Stava guardando me.
Da mesi sentivo i suoi occhi cercarmi in mezzo alla gente durante il sermone. Quella domenica decisi di seguirla a casa e scoprire cosa nascondesse quello sguardo.
Accettò di fermarsi a dormire per il compleanno della sua zia preferita. Non immaginava che quella notte due donne avessero pianificato ogni carezza con precisione.
Per metà della mia vita ho creduto di avere tutto, finché la vidi sulla linea di produzione e capii che non mi sarei fermata finché non l’avessi avuta nel mio letto.
Vent’anni separavano Mariana dalla sua maestra, ma quando quella mano si fermò sul fianco durante la prova, capì che non la guardava più allo stesso modo.
Bruno mi aveva spezzato di nuovo il cuore, ma ad aspettarmi in quella casa fuori città non c’era lui, bensì sua madre, con un vestito che non lasciava nulla all’immaginazione.
Renata mi spalmava la lozione abbronzante sui seni quando mi chiese se avessi mai avuto un’amante. Arrossii come una ragazzina. Le dissi di no.
Salì in macchina pensando solo al viaggio. Dieci minuti dopo, la mia capa era sopra di me, sua sorella si voltava per non perdere nemmeno un dettaglio e suo marito sorrideva dallo specchietto.
Dopo ventiquattro anni di matrimonio, Marina mi sussurrò che voleva solo guardare. Tre ore dopo, guardavo un altro uomo farle perdere la testa.
Vagavamo travestiti da monaci quando il bosco ci sputò davanti a una locanda di carni generose e vino senza fondo; ciò che accadde dentro non sta in una penitenza.
Aprii la porta con un vestitino leggero e niente sotto. Il ragazzo che mi portava i fiori non sapeva che quel pomeriggio di caldo il mazzo contava poco.
Sali quei cinque piani per discutere con la madre della sua ragazza. Non immaginava che il marito fosse in casa, né la proposta che sarebbe uscita dalla sua bocca quel pomeriggio.
Scese dalle tribune vuote con un vestito rosso che non lasciava nulla all'immaginazione. L'allenatore non sapeva ancora che quel pomeriggio avrebbe cambiato tutto.
L’ho trovato mezzo nudo nella penombra della cucina e il suo sguardo ha percorso la mia camicia da notte. In quell’istante ho capito che non ci sarebbe più stato ritorno.
Mentre lui ripone le pedine del domino e va al circolo, lei ha già il corpo in fiamme pensando a ciò che la aspetta in quell’appartamento da studenti.