Mi sono svegliato abbracciato alla mia vicina a Capodanno
Lei aveva 67 anni e il sorriso di chi ha già visto tutto. Quando quella notte di Capodanno la portai a letto, non immaginavo che sarei rimasto a guardarla per ore.
Lei aveva 67 anni e il sorriso di chi ha già visto tutto. Quando quella notte di Capodanno la portai a letto, non immaginavo che sarei rimasto a guardarla per ore.
Quattro settimane a guardarla muoversi tra i tavoli, desiderando ciò che non osavo nominare. Dopo, nulla fu più lo stesso.
Da sette giorni contavo le ore. Quando lo vidi attraversare la porta dell’aeroporto, mi importò poco avere il ciclo: quella notte non avrei aspettato niente.
Erano uno zio e suo nipote, due bestie da palestra che mi guardavano da settimane. Quella domenica, qualcosa nell’aria cambiò per sempre.
Me lo tenevo dentro da anni. Quando eravamo nel buio e lui era a un metro, sentii che se non glielo chiedevo allora, non l’avrei mai chiesto.
Eravamo nemici dichiarati da quando avevamo cinque anni. Nessuno avrebbe immaginato che la ragazza che mi faceva uscire sangue dal naso sarebbe stata anche la mia prima donna.
Andavamo avanti da mesi davanti allo schermo, ognuno dalla sua parte. Il pomeriggio in cui Marcos tese la mano verso di me cambiò per sempre tutto tra noi.
Quando entrò fradicia con le sue amiche, capii che quella notte avrebbe distrutto tutti i miei piani. E quando mi chiamò per nome, capii che il passato non sparisce mai.
Erano le due di notte, era l’anniversario del mio matrimonio morto, e io stavo piangendo sul divano. Marcos mi circondò con le braccia e disse che non se ne sarebbe andato.
Mi chiese un’indicazione e lo accompagnai senza pensarci. Non immaginavo che minuti dopo sarei stato contro il muro di un edificio in costruzione con i pantaloni alle caviglie.
Daniela mi mise un preservativo in tasca prima di andarsene. Io sapevo di essere vergine e che Marco lo era anche. Quel pomeriggio avrebbe cambiato tutto.
La conoscevo da anni. Quel pomeriggio al bar, quando si avvicinò per salutarmi, qualcosa nel suo sguardo mi disse che non sarebbe finita con un semplice abbraccio.
Avevo la parrucca e i tacchi quando vidi qualcuno aspettare alla porta. Era il nipote di Germán. Mi fermai a metà isolato, senza sapere se andare avanti.
Quando mi invitò a salire nel suo appartamento, capii che non potevo dirle di no un’altra volta. Aveva quasi settant’anni e io trentasei, e non era mai importato così poco.
Lei aveva un ragazzo. Diceva di essere etero. Eppure, quel pomeriggio in piscina, il suo piede cercò il mio sotto l’acqua e io non lo allontanai.
Da anni evitavamo di parlare di quei giochi da bambini, finché una sera d’inverno gli chiesi un passaggio in bici e la mia mano finì dove non doveva.
Mi abbassai i pantaloni davanti agli altri quattro e, quando lui si chinò su di me, seppi che quel pomeriggio non sarei uscito da quell’aula lo stesso di prima.
Il secondo giorno, il vento scuoteva la capanna con tanta forza che ci restava solo da guardare film. Uno di quelli non avrebbe mai dovuto uscire da quella custodia bagnata.
Era il ragazzo del quartiere che entrava da riserva quando mancava qualcuno. Ci misi un anno intero a capire che anche lui mi stava guardando.
Erano anni che non vedevo Mateo, il padre di Diego. Quando lo incrociai quel pomeriggio, non immaginavo che avrei finito nel suo salotto con un costume rosso prestato e il respiro spezzato.