La notte in cui mia cugina ha varcato una linea con me
Erano cugini, si vedevano di rado, e quella notte erano soli in salotto mentre tutti dormivano. Non sarebbe dovuto succedere nulla. Quasi non successe.
Erano cugini, si vedevano di rado, e quella notte erano soli in salotto mentre tutti dormivano. Non sarebbe dovuto succedere nulla. Quasi non successe.
Finito il turno, faceva un freddo cane sul piazzale, e l’autista mi disse che potevo restare sul suo autobus per scaldarmi. Non avevo idea di cosa sarebbe successo.
Passai due ore nel suo salotto a rispondere a domande come se fosse un colloquio di lavoro. In un certo senso, lo era.
Mi passò una pietra sulla schiena, mormorò qualcosa che non capii e all’improvviso volevo solo una cosa: che quell’uomo mi prendesse. Non so se fosse stregoneria. So che non resistetti.
La casa era vuota e avevo tutto il tempo del mondo. Non avrei mai immaginato che cercare un caricatore mi avrebbe portato a scoprire la vita segreta di mio padre e della mia matrigna.
Lo invitai fuori dalla clinica come se dovessi chiacchierare tranquilla. Non gli dissi che non sarei stata sola né che dal secondo piano si vedeva benissimo il marciapiede.
Quando la tempesta spense le luci e i tuoni fecero tremare i muri, lei si rannicchiò contro di me. Erano anni che non sentiva il calore di nessuno. Questo cambiò tutto.
Quando mio genero entrò quel pomeriggio e vide con chi ero, capii che la mia vita sarebbe cambiata. Non immaginavo che sarebbe tornato tre settimane dopo a prendersi il mio silenzio nel mio stesso letto.
Quando saltò la luce, lei aveva ancora il piede sulle mie gambe. Sentii come lo muoveva piano, fingendo che fosse un caso, sapendo benissimo che non lo era.
Salii a conoscere il nuovo appartamento e a brindare con cava. Scesi solo la mattina dopo, con il suo profumo ancora addosso e un segreto da non dire a nessuno.
Trovai la sua biancheria intima sopra il cesto quando entrai in bagno. Non l'aveva sistemata bene. E da quel momento non riuscii più a vederla allo stesso modo.
A mezzanotte, qualcuno si fermò davanti alla mia cella. Non mi ero ancora tolta l’abito e la candela era ancora accesa sull’altare.
Non la vedevo da anni. Quando scese dall’autobus non era più la bambina che ricordavo, e quella notte finimmo per condividere molto più della coperta.
Per mesi incassai soldi per andare a letto con sconosciuti, finché non chiamò una ragazza che voleva perdere la verginità con me. Quel pomeriggio capii quasi tutto.
Non era la prima volta che pensavo di attraversare quel corridoio, ma era la prima in cui i miei piedi si mossero prima della testa. La casa intera dormiva e io no.
Quella notte, mentre lo masturbavo nel letto, mi fermò e mi chiese com’era l’altro. Non immaginavo che la mia confessione avrebbe cambiato il nostro letto.
Ho spento la luce, ho chiuso la porta a chiave e per la prima volta mi sono lasciata andare alla fantasia senza censura. Quella notte cambiò il modo in cui mi guardo allo specchio.
Volevo solo qualcosa di temporaneo mentre finivo il liceo. Non immaginavo che quelle voci notturne in un mondo virtuale mi insegnassero così tanto sul desiderio.
La prima era la mia professoressa di fisica. La seconda, quella di francese. Entrambe mi diedero appuntamento da solo nei loro ultimi giorni a Valencia e capii che gli addii possono essere molto diversi.
Alle undici spegnemmo il film. A mezzanotte mi accoccolai sul suo petto. All’una mi baciò come non avrebbe mai dovuto. E io, vergine, seppi di essere sua.