La notte in cui sfidai uno sconosciuto e quasi persi
Ho detto che il mio corpo avrebbe resistito a tutto. Era una bugia, ma non potevo più tirarmi indietro davanti a loro tre.
Ho detto che il mio corpo avrebbe resistito a tutto. Era una bugia, ma non potevo più tirarmi indietro davanti a loro tre.
Tutti la chiamavano la facile della facoltà. Io volevo solo che mi spiegasse, senza giri di parole né vergogna, come fare quel passo con il mio ragazzo senza farmi male.
L’unica cosa che doveva fare era guardare. Senza toccare, senza parlare. Ma quando lei si sfilò le mutandine sul pavimento del vagone, non sapeva più dove mettere gli occhi.
Avevamo scherzato sull’idea dopo il film. Una settimana dopo, mia moglie mi lasciò un audio all’una di notte e la stanza sapeva di un altro uomo.
Quando mi disse sottovoce che erano andati a letto insieme, sentii tutto ciò che credevo di sapere sul mio matrimonio infrangersi sul pavimento del corridoio.
Dietro ciascuno dei tre fori poteva esserci chiunque. Io non vedevo nulla. Sentivo solo mani, bocche e uno sguardo familiare che mi osservava dall’altra parte.
Indossavo l’abito rosso e sotto non avevo nulla. Lui camminava dietro con il telefono acceso. Ogni sguardo rimasto su di me finiva archiviato nella sua galleria.
Andavo in ufficio col plug e le calze sotto i vestiti, sognando quello che mia moglie mi avrebbe fatto al ritorno. Quella sera, sul palco, tutto cambiò.
Gli consegnai il biglietto piegato e un preservativo senza dire una parola. Lo lesse, mi guardò da capo a piedi e disse solo: vieni con me. Per ore non riuscii più a pensare lucidamente.
Il messaggio arrivò a mezzanotte e lo lessi tre volte prima di mostrarlo a mio marito. Non mi chiedeva il permesso. Mi dava istruzioni, e io già tremavo.
Stiamo insieme da anni e c’è ancora qualcosa che non osso chiederle. Ogni volta che si inginocchia davanti a me, la fantasia ritorna e faccio fatica a tacere.
Ogni settimana ripetevano lo stesso rituale privato, ma quella notte, con sua cugina che dormiva dall’altra parte del corridoio, lei scoprì quanto le piacesse obbedire.
Accettai di pedalare cento chilometri per compiacerlo. Quello che non immaginavo era il barattolo di cayenna che mi aspettava quella notte nel lavabo dell’hotel.
Mi credevo la regina della camera da letto, intoccabile ed esigente. Poi sei sceso, mi hai aperto le gambe e ho scoperto quanto mi piaceva obbedirti senza protestare.
Scesi in pista pensando di avere tutto sotto controllo. Tre ore dopo ero diventato un semplice osservatore di qualcosa che non mi apparteneva più.
Pensavo di avere il tempo di ricompormi prima che tornasse dalla cucina. Mi sbagliavo. La sua voce dietro di me arrivò proprio quando sussurravo il suo nome.
Cominciò come un segreto sussurrato mentre mi scopava. Finì con lui seduto a un metro di distanza, a guardare un altro uomo farmi impazzire.
Ero distratta con il cellulare quando sentii le sue mani sulle costole. Quella notte, in cortile, tra noi non rimase più nulla d’innocente.
Pioveva, casa sua era vuota e io avevo una sorpresa nascosta. Non l’avevo mai fatto, ma quel pomeriggio decisi che era il momento di scoprire che sapore avesse il desiderio.
Le confessai la fantasia alle undici e mezza di notte. Alle due di mattina avevamo già fissato l’appuntamento e io ero più spaventato di lei.