Il favore che feci al mio vicino sotto la pioggia
Gli aprii la porta per farlo riparare dal diluvio. Non immaginavo che sarei finita in ginocchio davanti a lui, né che anche i suoi quattro amici avrebbero bussato.
Gli aprii la porta per farlo riparare dal diluvio. Non immaginavo che sarei finita in ginocchio davanti a lui, né che anche i suoi quattro amici avrebbero bussato.
Non ero mai sceso più di tre gradini vestito da Lía. Quel pomeriggio, con il pizzo bianco che mi sfiorava le cosce, decisi che sarei arrivato fino in strada.
La prima notte sotto il lampione, col freddo che mi tagliava il viso, capii che la mia androginia poteva essere un’arma. Dovevo solo resistere fino ad avere il corpo che avevo sempre desiderato.
Da settimane quelle due ombre la seguivano a distanza. Quella notte, invece di affrettare il passo, si voltò e li aspettò.
Avevo curiosità e un po’ di schifo, ma lei insistette finché non mi sentii dire di sì. Quello che accadde quel pomeriggio a casa sua mi fa ancora sorridere.
Avevo quindici anni, un’ora libera e la casa del mio ragazzo vuota. Quello che successe quel pomeriggio lo ricordo ancora in ogni dettaglio.
Aveva vent’anni, un appuntamento tra tre giorni e un segreto: non aveva mai toccato un uomo. Mi chiese aiuto, e io conoscevo qualcuno disposto a essere la sua prima lezione.
Non avrei mai pensato che inginocchiarmi davanti a lui, in silenzio e di nascosto, sarebbe diventato il mio piacere preferito. Ma quell’ora libera cambiò tutto.
Ho sempre creduto che fosse una cosa da ragazze facili. Poi mi sono inginocchiata davanti a lui, mi sono guardata nello specchio antico e ho capito di essermi sbagliata per anni.
Scesi dall’aereo senza sapere che quel viaggio sarebbe finito con la sua mano stretta sulla mia vita nella sabbia, e con me che desideravo non arrivasse mai l’alba.
Aprii la porta della capanna aspettandomi un letto libero e mi trovai davanti cinque sconosciute mezze vestite. Quella stessa notte capii perché viaggio da solo.
Le chiesi aiuto per arrivare al bagno con quel costume impossibile. Quello che fece quando chiuse la porta alle nostre spalle non era nel mio contratto.
Quando entrò in bagno a lasciarmi un asciugamano pulito, seppi che stava per succedere qualcosa. Non immaginavo però che sarei stata io a fare il primo passo quella notte.
Abbassò le ginocchia piano piano finché capii che quello spettacolo sotto il tavolo era dedicato a me, e a nessun altro in tutta la caffetteria.
Dall'oscurità la vedevo muoversi su di lui, e capii che ormai non sapevo più se mi faceva più male guardare o desiderare di continuare a guardare.
Era entrato nella sua torre per saldare un vecchio debito. Non immaginava che sarebbe rimasto immobile dietro la tenda, trattenendo il fiato, incapace di distogliere lo sguardo.
Scesi in un villaggio sperduto delle Ande per chiudere un affare. Quella notte scoprii perché lì nessuno chiedeva dei legami di parentela.
«Neanche un rumore», lo avvertì prima di inginocchiarsi sulle piastrelle fredde. Suo figlio era ancora di sopra e l’acqua della doccia non copriva tutto.
Spensi la luce della lavanderia e guardai verso la vetrata del C. Erano le tre e un quarto del mattino. La ragazza di fronte era tornata. E non era tornata da sola.