Quella notte una trans mi scelse come suo primo cliente
Feci appena pochi passi e il cellulare cominciò a vibrare senza sosta. Era lei, e non aveva alcuna intenzione di lasciarmi andare così facilmente quella notte.
Feci appena pochi passi e il cellulare cominciò a vibrare senza sosta. Era lei, e non aveva alcuna intenzione di lasciarmi andare così facilmente quella notte.
Daniela era scomparsa senza lasciarmi un numero. Io contavo ancora i giorni quando la vidi in caffetteria, sorridere a lui come non aveva mai sorriso a me.
Parcheggiai a tre vie di distanza, mi arrampicai fino al davanzale ed entrai nella stanza dove dormiva con suo marito. Le posai solo un dito sulle labbra.
Quando entrai nel bar e la vidi in fondo, capii che quella notte non avrei dormito. Tre mesi senza le sue mani pesavano più di quanto fossi disposta ad ammettere.
Da un mese le guardavo i capezzoli che si delineavano sotto la camicetta, fingendo di pensare alle equazioni. Quel pomeriggio si lamentò del collo e capii di avere la mia scusa.
Era il nostro primo pigiama party senza i suoi genitori in casa. Quando spense la luce, la sua mano cercò la mia sotto le lenzuola, e capii che aspettava quel gesto da anni.
Sono arrivata in piazza aspettandomi un caffè cordiale con la donna che mi ha insegnato a leggere poesie a diciassette anni. Quello che è successo dopo non era in nessun libro.
Lo conoscevo da anni e tra noi non era mai successo nulla, finché quel pomeriggio al parco mi guardò in modo diverso e tutto cominciò a cambiare lentamente.
Quando sentii il suo cazzo contro le mie natiche nel buio, capii che quella notte nessuno dei due avrebbe dormito. E quindici anni dopo ci penso ancora.
Camila evitava di guardarmi dall’altro lato della piscina. Quella notte, quando uscii a prendere aria tra gli aranci, mi seguì nel buio senza che io le chiedessi nulla.
Mio marito non ha bisogno di toccarmi per primo. Ha bisogno di vedere come gli altri mi guardano senza permesso, come si bloccano quando passo. Poi arriva lui, e il desiderio non basta più per il letto.
Aspettavamo quel momento da mesi. Finalmente i miei genitori sarebbero usciti, lei arrivò con una lingerie blu scuro e tremavamo entrambi, poi il corpo decise altro.
Per mesi avevamo flirtato nella chat interna. Quando le proposi di chiudere l’ufficio un sabato, non pensai sarebbe venuta. Invece venne, tremando.
L’ho conosciuta tra pixel e promesse a distanza. Lei non ha mai saputo che ogni notte, sola nella mia stanza d’hotel davanti al mare, la immaginavo al mio fianco.
Quel domenica d’ottobre scendemmo dalla messa fradice di pioggia. Entrammo nella sua cucina per asciugarci. E lì, contro il muro, la baciai come avevo desiderato per tutta la vita.
Il mio amico bevve l’ultimo sorso, mi guardò dal divano e cominciò a raccontarmi perché aveva lasciato sua moglie una mattina di giugno, senza preavviso.
Scesi dall’auto con le gambe intorpidite e la vidi ad aspettarmi sul portone, scalza, a mordersi il labbro come faceva quando non ce la faceva più.
In pedana l’aveva affrontata senza pietà; negli spogliatoi, con la medaglia ancora tiepida sul petto, voleva solo tornare a sentire le sue braccia attorno a sé.
Per settimane avevo dormito in un altro letto, giurando di non pensarla più. Finché l’ho vista dall’altro lato del vetro, fradicia e a guardarmi come se non avesse mai smesso.
Contò fino a dieci prima di spingere la porta del bagno. Il vapore avvolgeva tutto e, per la prima volta, decise di non fuggire da ciò che provava per lei.