Quello che feci in hotel quella prima notte
Scese al bar dell’hotel dicendomi che era solo per bere qualcosa. Senza mutandine. Con la blusa sbottonata. Ancora senza capire se lo scelsi io o lo decise lui per me.
Scese al bar dell’hotel dicendomi che era solo per bere qualcosa. Senza mutandine. Con la blusa sbottonata. Ancora senza capire se lo scelsi io o lo decise lui per me.
Lasciai l’auto a mezza strada per non fare rumore. La porta era aperta e le luci spente. Quello che trovai in fondo al corridoio cambiò tutto.
Sono andata in quel locale controvoglia. Nicolás è venuto a prendere sua sorella e se n’è andato con me. Nessuno lo sa ancora, e non me ne pento.
Mettemmo musica bassa, spegnemmo le luci e ci promettemmo che ciò che si fosse detto quella notte sarebbe rimasto lì. La promessa più difficile da mantenere.
Quella settimana con il mio partner andava tutto male. Il mio ex colse la prima crepa e Diego mi aspettava con una foto che mi lasciò senza parole. Il fine settimana più sporco della mia vita.
Accavallare le gambe al momento giusto fu tutto ciò che mi servì per farlo smettere di fingere che non mi guardasse. Il resto fu solo questione di tempo.
Sapeva di tabacco e di campagna. Non era bello, ma da quando l’ho visto la prima volta, qualcosa in me ha smesso di funzionare normalmente.
Mi sono detta che sarebbe stata solo una tazza di caffè. Che potevo controllare la situazione. Ma quando aprì la porta prima che suonassi, non c’era più ritorno.
Uscì dal bagno con un blazer bianco che copriva appena il necessario, un ciuccio rosso tra le labbra e quel suo sorriso. Capii che quella notte sarebbe stata diversa.
Lei lo guardava come se lo conoscesse da sempre. Lui sorrideva troppo. E io, davanti a loro due, pensavo a quello che avevo fatto con ciascuno separatamente.
Quando mi trascinò in bagno con una mano sul maglione, smettemmo di essere capa e dipendente. Non si poteva più tornare indietro.
Quando sentii i gemiti mescolati al rumore dell’acqua, avrei dovuto tornare indietro. Invece mi accucciai tra i cespugli e mi avvicinai.
Da quattro giorni vivevo sotto lo stesso tetto della donna di mio padre quando lei lasciò la porta della sua stanza socchiusa e mi disse, senza parole, di salire.
Quando la mia coinquilina mi disse «portami con te», capii che quella notte avrei perso più della timidezza. Non immaginavo però che ci sarebbe stato anche lui.
Li evitavo tutti da settimane. Li volevo con il desiderio ben accumulato per quel fine settimana. Quando uscii dall’ufficio il venerdì, avevo già tutto pianificato.
Il giocattolo vibrava dentro Clara mentre ballava con sconosciuti. Andrés la controllava dal suo tavolo. Nessuno nel locale sapeva nulla.
Aveva il suo membro palpitante davanti a me mentre gli raccontavo tutto. E più ero dettagliata, più ci avvicinavamo a un limite che nessuno dei due voleva oltrepassare.
Lo baciai per la prima volta a diciannove anni, ma non riuscimmo a finire. Undici anni dopo lo ritrovai nel club del mio ragazzo, al braccio di un’altra donna.
Quattro uomini potenti morti allo stesso modo. Tutti nudi, esausti. Qualcuno li sceglieva, li seduceva e li portava al limite esatto prima della fine.
Llevava un mes soñando con volver a encontrarlo cuando mi compañera de piso me confesó que me tenía envidia. Esa misma noche la llevé conmigo a la rave.