Il mio rivale era innamorato di me da anni
Mi sono svegliato nella sua stanza senza ricordare come ci fossi arrivato. Lui era in cucina, mezzo nudo e tranquillo, come se fosse tutto del tutto normale.
Mi sono svegliato nella sua stanza senza ricordare come ci fossi arrivato. Lui era in cucina, mezzo nudo e tranquillo, come se fosse tutto del tutto normale.
Conservavo i suoi testi in una cartella privata e li rileggevo di notte a luci spente. Lo facevo da mesi prima di trovare il coraggio di scrivergli.
Non gli misi mai like. Non commentai mai. Leggevo solo i suoi testi a mezzanotte e mi chiedevo se lui pensasse a qualcuno come me.
Quando la coprii con la coperta e la mia mano sfiorò senza volerlo la curva del suo fianco, capii che mi ci sarebbe voluto molto per staccarla di lì.
Lui custodiva una confessione che non aveva mai detto a nessuno. Lei anche. Quella notte di pioggia, con la cioccolata calda tra le mani, si dissero tutto.
Lo ignoravo da settimane. Quella notte in hotel, dopo la piscina e il ballo con gli sconosciuti, non riuscii più a farlo.
Ci furono notti in cui non guardai in faccia chi entrava. Contavo i soldi e aspettavo che finisse. Ma una volta fu tutto completamente diverso.
Avevo camminato per ore, con il vestito strappato e sangue sulle gambe. Non potevo fermarmi. Dovevo vederlo, anche se tutto ciò che avessi fatto quella notte mi avesse distrutta.
Il test era lì da venti minuti sulla mensola del bagno quando lui aprì la porta. Mi bastò vedere la sua faccia per sapere che tutto tra noi stava cambiando.
Lo vidi uscire da quella porta e il cuore mi accelerò di colpo. Indossavo il vestito più rosso che avessi. Volevo che la prima cosa che vedesse fossi io.
Salii all’officina con la busta nella borsetta, gli occhiali scuri e la gonna al vento. Quella mattina non sapevo che sarei uscita di lì diversa.
Da cinque anni ci vedevamo ogni gennaio. Lei gestiva il centro termale, io prenotavo sempre la stessa stanza. Nessuno sospettava nulla.
Salii la scala di metallo con la gonna incollata al corpo e lo zaino pieno di banconote, sentendo tutti gli sguardi dell’officina arrampicarsi sulle mie gambe.
Lasciai l’auto a mezza strada per non fare rumore. La porta era aperta e le luci spente. Quello che trovai in fondo al corridoio cambiò tutto.
Lei lo guardava come se lo conoscesse da sempre. Lui sorrideva troppo. E io, davanti a loro due, pensavo a quello che avevo fatto con ciascuno separatamente.
Aveva il suo membro palpitante davanti a me mentre gli raccontavo tutto. E più ero dettagliata, più ci avvicinavamo a un limite che nessuno dei due voleva oltrepassare.
Lo baciai per la prima volta a diciannove anni, ma non riuscimmo a finire. Undici anni dopo lo ritrovai nel club del mio ragazzo, al braccio di un’altra donna.
Marcelo mi guardava dal divano mentre Rodrigo mi spogliava con calma. Poi mio marito volle sapere una cosa che non gli avevo mai raccontato.
Scesi in cucina a mezzanotte senza immaginare che fosse ancora sveglio. Era in giardino a fumare, con quell’aria che non si impara. Mi guardò e io non feci nulla per andarmene.
Sofía quella notte mi confessò che il suo ragazzo era troppo per lei. Io sorrisi soltanto. Per me non era un problema: era un invito.